articolo a cura di tuttoits.staff originariamente apparso su Univercity del 20 ottobre 2026
Sul pianeta ITS, gli impegni e le sfide non finiscano mai. Malgrado i buoni numeri in termini di crescita del sistema e di esiti occupazionali, c’è ancora da fare come indica il rapporto “Formare i tecnici del futuro. L’offerta formativa del sistema ITS e la domanda di lavoro”, promosso dall’Associazione Rete ITS Italy e realizzato da EY Foundation ed EY. L’analisi, presentata a Roma nell’ambito dell’evento “Contaminazioni – Gli ITS Academy per la crescita del Sistema Paese” (7 ottobre, ndr), risponde contemporaneamente a più quesiti, concentrandosi su capacità e offerta del sistema, copertura della domanda, allineamento con le filiere locali e anticipazioni dei fabbisogni futuri.
Temi che ovviamente interessano anche le ITS Academy Venete, parte dell’indagine.
La survey ha preso in esame 74 Fondazioni sulle 108 aderenti a Rete Italy, distribuite in 15 regioni rispetto alle 18 in cui sono presenti. Nel perimetro di osservazione rientrano 686 percorsi attivi nell’anno 2025-2026, oltre 16mila studenti iscritti e 4.622 diplomati dichiarati nel 2024.
La conclusione a cui giunge lo studio è che la scala dell’offerta formativa deve crescere di più e dovrebbe focalizzarsi soprattutto “sulle competenze per cui si prevede una crescita marcata delle domande e che ad oggi non sono ancora sufficientemente presenti nei percorsi formativi”. Lo spunto è valido per tutti ma tanto più per le Regioni più esposte sul fronte della domanda; citando infatti dati Unioncamere sul fabbisogno complessivo di diplomati ITS da parte delle imprese per il 2025 (117mila), emerge che il 57% delle assunzioni previste si concentra in quattro regioni (Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna) mentre il 74% interessa quattro aree tecnologiche (meccatronica, servizi alle imprese, Ict, energia).
La difficoltà attuale di reperimento, che vede protagonisti in particolare i profili tecnici legati a processi produttivi, impianti e costruzioni e i professionisti digitali, deve essere osservata con attenzione dal sistema formativo italiano perché a incidere non è solo la crescita dei settori. Pesano, infatti, anche altre dinamiche, come replacement demand, basso appeal delle mansioni, distanza tra competenze richieste o possedute. Facile pensare che, licenziati tecnici superiori con competenze tecnico-specialistiche di alto livello, la mission ITS sia sostanzialmente compiuta. Il blend gradito alle imprese non è affatto banale e spazia dalle conoscenze operative alla sostenibilità, dalle capacità digitali alle competenze organizzative e relazionali, all’insegna quindi di una postura ibrida che le Fondazioni devono soddisfare.
Se le competenze prioritarie sono riconducibili, perlopiù, a sette famiglie, 40 fondazioni su 63 richiamano almeno 3 delle 5 fondamentali, afferma il report, ovvero quelle tecniche-professionali, trasversali e organizzative, digitali e software.
Un’accelerazione necessaria è sicuramente attesa sul fronte delle competenze relative alle tecnologie emergenti e più avanzate. Se l’alfabetizzazione digitale interessa il 90 per cento degli studenti, l’AI è invece esplicitamente presente solo per il 24% dei frequentanti. Importante anche la quota di soggetti interessati da competenze relative alla sostenibilità (69,8%) ma si può andare oltre i contenuti generali (principi, normativa ambientale) e le applicazioni tecnico-professionali, guardando più al fattore data e automazione.
Si farebbe presto a pensare che, dialogando costantemente con le imprese, che partecipano talora anche direttamente alla governance, le Fondazioni possano facilmente chiarirsi le idee. L’analisi afferma che in alcune fasi il ruolo delle aziende è più importante (analisi fabbisogni, co-progettazione percorsi, docenza) ma in altre si potrebbe fare meglio (aggiornamento contenuti formativi, attività di accompagnamento all’inserimento al lavoro).
Impegni e ambizioni non mancano, guardando a un orizzonte, il 2035, dove le opportunità occupazionali riconducibili alle aree ITS dovrebbero aumentare fino a 143mila richieste riflettendo “sia l’evoluzione tecnologica dei sistemi produttivi sia il crescente fabbisogno di competenze specialistiche” che interesserà “tutti i principali aggregati professionali considerati”.













