La prima edizione di ITSCyberGame 2025, il campionato nazionale dedicato agli studenti ITS si è conclusa lo scorso aprile, con la vittoria della squadra Wifight Club dell’ITS Academy LAST di Verona (la competizione è organizzata dal CINI Cybersecurity National Lab, in collaborazione con la Fondazione Edulife ETS e patrocinata dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e dall’associazione ITS Italy, ndr).
Ma all’orizzonte si profila un bis che potrà riservare novità. Non cambia l’obiettivo, ovvero“promuovere l’apprendimento e l’eccellenza nel campo della cybersicurezza attraverso attività pratiche e formative” ma l’apporto e la presenza del mondo ITS è destinata a crescere, sia per numeri, sia in una logica organizzativa.
Per tracciare un bilancio dell’evento conclusosi lo scorso aprile e per discutere i temi che la manifestazione abilita – dall’importanza delle competenze sulla cybersecurity alla rappresentanza femminile – TuttoITS ha intervistato Antonio Faccioli, Project Manager di ITSCybergame di Fondazione Edulife ETS, onlus che si occupa di innovazione sociale e attivazione di esperienze educative (ha sede a Verona, ndr).
Faccioli, era una prima edizione: quali bilanci da trarre e cosa ricalibrare?
Beh, è andata molto bene, un bilancio più che positivo con una buona partecipazione degli ITS. Per la prossima edizione l’obiettivo è quello di aumentare la platea, cercando di allargare questo gruppo di aderenti che hanno fatto da apripista. Speriamo di avere anche un campionato per i singoli, quest’anno abbiamo sperimentato il campionato a squadre che chiaramente ha vincoli numerici. L’obiettivo era far partecipare non solo studenti di percorsi cyber ma anche di altri settori, quindi le squadre erano miste. Chiaramente questo meccanismo ha lasciato fuori una serie di studenti che vengono da percorsi cyber o che sono passati ai corsi cyber.
Nel campionato a squadre sono gli ITS a presentare i team, in quello per singoli è lo studente stesso che si presenterà.
Quali sono stati i feedback arrivati dagli Its e a loro volta cosa potrebbero comprendere dalla manifestazione?
C’è stato un feedback sia da parte degli studenti sia da parte dei tutor estremamente positivo, in primis perché finalmente veniva fatto qualcosa di dedicato al mondo ITS.
La diversità di questa manifestazione è che è strutturata proprio come un campionato. E c’era una forte presenza di studenti che venivano da diversi indirizzi, cosa inizialmente reputata critica da parte di alcuni ITS, perché chiaramente sarebbe stato molto più semplice creare delle squadre solo cyber. Ma la finalità nostra non era semplicemente creare una competizione cyber ma anche un evento didattico e educativo. E quindi abbiamo obbligato gli ITS fare delle squadre miste. Le studentesse che non frequentano corsi di cybersicurezza ci hanno dato un feedback positivo, perché hanno potuto cimentarsi su cose mai fatte ma che sono estremamente interessanti.
La parte in presenza è piaciuta molto, 138 studenti e studentesse si sono ritrovati a vivere assieme per tre giorni, una convivenza che ha creato uno scambio ed era qui la diversità rispetto ad altre iniziative che vengono fatte per il mondo della formazione tecnologica superiore. L’idea è di continuare a collaborare e gli ITS hanno chiesto sostanzialmente di essere parte attiva nella progettazione del prossimo campionato. Quindi ITS CyberGame dalla seconda edizione in poi diventa un progetto, porta il coinvolgimento degli ITS nella fase di progettazione.
Quando partirà la macchina organizzativa della prossima edizione e come sarà la progettazione?
Subito dopo l’estate. Dal punto di vista della co-progettazione vuol dire ragionare non tanto sulla struttura in sé del campionato ma diventa proprio un’azione attiva dei vari ITS, ad esempio un coinvolgimento dei tutor per quanto riguarda le varie fasi del campionato, sia per la parte online che per la parte in presenza. Una bella idea che abbiamo è che ci sia una fase di selezione sia all’interno degli ITS sia a livello regionale, considerando che alcune regioni hanno diversi Istituti che si occupano di cybersecurity. Non da ultimo un’idea è che le finali siano anche un momento itinerante.
Potrebbe nascere la possibilità di chiedere ai vari ITS che aderiscono al progetto di inviare una candidatura per ospitare la finale in presenza e quindi, come soggetto ospitante, organizzare poi tutta la parte logistica che ne consegue.
La prima edizione ha visto una forte presenza di ITS del Nord, cosa si può fare per coinvolgere di più quelli meridionali?
Se andiamo a vedere l’elenco degli ITS la maggioranza sono, per quanto riguarda l’IT, nel centro nord. Nulla toglie che siano rimasti fuori ITS che hanno dei percorsi di cybersicurezza. Non hanno colto l’opportunità oppure, essendo il primo campionato, qualcuno ha detto “vediamo che succede”. Uno degli obiettivi è che diventi un campionato stabile. La difficoltà maggiore sarà convincere quegli ITS che magari non hanno un percorso di cybersecurity e che si sentono esclusi ma il percorso ha valenza didattica ed educativa ed è aperto a tutti. Su questo tema stiamo ragionando se sia opportuno fare una prefase formativa per andare incontro anche a quegli ITS dove non c’è una formazione legata proprio alla cybersicurezza.
La partecipazione a un percorso simile si conclude nell’evento in sé o può avere anche valenza a livello di crediti?
Ufficialmente è sganciato dalla dinamica didattica. Un tema, sicuramente, potrebbe essere quello di andare a dialogare, attraverso la rete degli ITS, col Ministero dell’istruzione e del merito. Però gli ITS dipendono anche dalle Regioni e quindi ognuna ha un suo “disciplinare”. Lavoreremo per ampliare la rete degli stakeholder, quindi sia un dialogo con le varie amministrazioni pubbliche che vanno ad agire su ITS, sia sul fronte delle iniziative che riguardano le aziende. A Verona, dove operiamo, abbiamo avuto riscontri positivi quando hanno saputo che avevamo realizzato questo campionato e abbiamo suscitato un notevole interesse. Poi c’è il coinvolgimento delle aziende da un punto di vista di sponsorizzazioni o di donazioni. Visto comunque l’alto livello formativo che ha questo campionato, non da ultimo, c’è la possibilità per le imprese di intercettare talenti che potrebbero portarsi in casa.
Dal 12 al 15 giugno a Verona c’è stato il camp finale del programma CyberTrials 2025 che ha riunito 100 studentesse da tutta Italia per un esperienza di formazione, simulazioni e confronto con esperti del settore. In generale, dai due eventi, cosa deduciamo in temi di presenza femminile?
A ITSCyberGame la presenza femminile era comunque minimale. Qualche team aveva una buona componente femminile, perché erano stati coinvolti percorsi ITS non prettamente legati alla cybersecurity. Sì, abbiamo avuto anche l’onore e l’onere di ospitare CyberTrials 2025, si è aperta nell’ultimo anno una forte collaborazione con il Cybersecurity National Lab del CINI e Fondazione Edulife ETS.
Una collaborazione che ci sta portando proprio in questi giorni a cercare di gettare le basi per consolidarla. Questa partnership sta generando idee, una è ITSCyberGame, dall’altra, la quarta edizione di Cybertrials che ci ha portato ad avere 100 ragazze provenienti da tutta Italia, appassionate di cyber sicurezza. Cento alle finali, ma le iscritte erano quasi 500, un numero molto alto.
CyberTrials è un’attività di orientamento che può far scoprire alle ragazze che il mondo IT, in modo particolare la cybersicurezza, è interessante anche per il femminile che, spesso e volentieri quando entra in queste tematiche, diventa anche un’eccellenza.
L’idea è di accompagnare le ragazze poi a percorsi più complessi dal punto di vista della cybersicurezza. Non da ultimo, anche rispetto a ITSCyberGame, perché sono ragazze della secondaria di secondo grado, l’azione orientativa è quindi rivolta in uscita verso università e verso ITS. Sempre con il laboratorio siamo cercando di mettere in pista due programmi dedicati, di cui uno per tutte quelle scuole secondarie di secondo grado che non sono afferenti al mondo IT, quella platea di indirizzi che magari non ha ore di didattiche sull’informatica oppure che ne ha veramente poche.
Fondazione Edulife lavora con il mondo ITS da poco meno di un decennio. Uno dei vostri obiettivi è far scoprire talenti ai ragazzi ma molti ragazzi devono anche scoprire il mondo ITS in sé. Veneto, Lombardia sono ovviamente contesti di favore. Però non sembra che il sistema abbia veramente ancora sprigionato tutto il suo potenziale. Quale è il passaggio finale che manca?
Sicuramente manca ancora molta conoscenza, quando c’è stata la riforma, molti, comprese testate giornalistiche di settore, confondevano gli ITS con gli Itis, il nome scelto non è stato molto felice, però va bene. C’è sicuramente ancora molta diffidenza, secondo me, da parte delle famiglie. C’è una vecchia idea che finita la secondaria di secondo grado le strade siano semplicemente due, o lavori o vai all’università. Quando spieghi che esistono anche gli ITS, una delle domande che continuano a fare è “Ma cos’è? Rilasciano titoli di studio? Non è meglio l’università?”, quindi c’è ancora poca conoscenza.














