Talenti oltreconfine

ITS, l’internazionalizzazione avanza tra protocolli, progetti e soft power

Intervista a Giuseppe Nardiello, presidente della Fondazione ITS Nuove Tecnologie della Vita. Dal modello di Bergamo alla strategia nazionale: il ruolo degli ITS come ponte con l'estero, le opportunità del Piano Mattei e le risposte alla crisi demografica

Per il mondo ITS il fattore internazionalizzazione non è più un progetto sperimentale, ma una strategia indispensabile per il futuro. L’Italia affronta un inverno demografico che riduce la forza lavoro disponibile, mentre le imprese richiedono competenze sempre più specializzate. In questo scenario, attrarre giovani dall’estero e creare percorsi formativi condivisi con altri Paesi diventa una priorità.

Il Piano Mattei e i nuovi avvisi ministeriali hanno dato un quadro istituzionale a processi già in corso, ma in alcuni casi la spinta è arrivata prima delle politiche. È il caso della Fondazione ITS Nuove Tecnologie della Vita di Bergamo, che si è posta all’avanguardia aprendo canali formativi con l’Africa. Per capire come funziona questo modello e quali prospettive apre per l’intero sistema, abbiamo intervistato il presidente Giuseppe Guglielmo Nardiello.

Qual è lo stato dell’internazionalizzazione degli ITS? Partiamo dal vostro caso
“Il nostro Istituto è oggi tra gli esempi più avanzati in Italia. Abbiamo avviato percorsi di cooperazione educativa con Paesi africani, in particolare con l’Etiopia, con cui abbiamo creato un canale stabile di mobilità formativa. Ospitiamo 72 studenti etiopi in due classi in lingua inglese: il corso in Pharmaceutical Plants and Production e quello in Industrial Process. Sono percorsi pensati per rispondere al fabbisogno crescente di tecnici nei settori chimico-farmaceutico e biotecnologico. Siamo a metà del biennio: gli studenti hanno concluso la fase teorico-pratica e si preparano al tirocinio nelle imprese partner. Parallelamente frequentano corsi di lingua e cultura italiana per favorire l’integrazione. È stato un investimento importante, anche sul piano logistico e amministrativo, dall’accoglienza abitativa alla gestione dei permessi di soggiorno”.

Guardando a questo primo semestre del 2025, quali traguardi considera più significativi e quali ostacoli vede all’orizzonte?
“Tra i traguardi cito con orgoglio la realizzazione del primo contingente africano integrato stabilmente in un ITS lombardo, l’attivazione di corsi in lingua inglese con standard internazionali e l’avvio di relazioni con istituzioni africane nell’ambito del Piano Mattei. A questo si aggiunge un percorso formativo di qualità, riconosciuto dalle imprese come leva per affrontare la carenza di manodopera qualificata. La vera sfida è la sostenibilità. Il PNRR ha finanziato le prime borse di studio, ma dal prossimo anno dovremo contare su risorse regionali e sinergie pubblico-private. Puntiamo ad accogliere altri trenta studenti etiopi nel 2026. L’internazionalizzazione non può essere un’azione episodica: deve diventare una politica strutturale per attrarre talenti e rispondere alla crisi demografica”.

Il 23 giugno il Ministero ha pubblicato avvisi per percorsi all’estero. Siete pronti?
“Assolutamente sì. Lavoriamo da tempo su un modello operativo solido. Le nostre progettualità riguardano i quattro Paesi con cui il Ministero ha siglato Memorandum: Etiopia, Egitto, Tunisia e Algeria. In Etiopia è già attiva la nostra sede ad Addis Abeba con 25 studenti in aula e corsi in meccanica e chimica. In Egitto abbiamo firmato un protocollo per cinque scuole tecniche nelle energie rinnovabili e corsi biomedicali con doppio titolo. È prevista anche una nuova sede per tecnici dell’energia. In Tunisia lavoriamo con ATAS per percorsi nel farmaceutico. In Algeria collaboriamo con ENI per formare tecnici in energia e agricoltura. La nostra risposta al Piano Mattei è concreta: non solo parole, ma azioni”.

Qual è il ruolo degli ITS dentro al Piano Mattei?
“Due gli obiettivi chiave: migliorare la qualità dell’insegnamento della lingua e cultura italiana, rafforzando il nostro soft power; e rafforzare la cooperazione tecnica e professionale con modelli formativi flessibili e orientati al lavoro”.

Quali Paesi partner sono oggi più strategici?
“L’Etiopia è prioritaria: popolazione giovane, valori vicini a quelli italiani, forte integrazione possibile. L’Egitto è strategico per la presenza di numerose imprese italiane. Il problema opposto riguarda la fuga dei cervelli: i nostri giovani spesso non rientrano dopo esperienze in Germania, USA o Canada. Per questo dobbiamo investire in politiche di attrattività”.

Come strutturate i percorsi internazionali?
“Sono sempre co-progettati con le imprese, per rispondere ai bisogni reali del mercato. L’inglese è la lingua veicolare principale, ma inseriamo anche corsi intensivi di italiano. Nel secondo anno alcuni moduli sono in italiano per facilitare l’inserimento lavorativo”.

Quali ostacoli incontrate?
“Le sfide sono burocratiche e logistiche: permessi di soggiorno, coperture sanitarie, conti correnti, alloggi. Spesso gli studenti arrivano senza risorse. Per questo abbiamo assunto due mediatori culturali e istituito un fondo di sostegno economico, finanziato dalla Fondazione e da aziende partner di Confindustria Bergamo. Il successo dei progetti passa dalla reale inclusione dei giovani che scelgono l’Italia per formarsi”.

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Riccardo Liguori
Collaboratore
Giornalista professionista. Determinato, riflessivo e curioso, tra i temi che ho più a cuore l'ambiente e la filosofia hanno (quasi) sempre la precedenza.
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